CORRESPONDENCE_ Correspondence è la narrazione di un amore dell’ inizio dello scorso secolo che non si e’ potuto protrarre nel tempo a causa di un malessere che agli occhi di chi non ne soffre può risultare invis- ibile: la depressione. Per ricostruire questa storia l’artista si è servita di materiale eterogeneo e appar- tenente a periodi differenti: un carteggio amoroso ritrovato intonso in un mercatino dell’antiquariato e datato 1904-1920; una serie di fotografie, anch’esse ritrovate e restaurate dall’artista, che appartengono casualmente allo stesso periodo del car- teggio e, infine, alcune fotografie contemporanee, scattate da De Rosa stessa, che aggiungono dei dettagli alla narrazione e un nuovo punto di vista. Immagini di rose recise e appassite, ritratte in posizioni differenti e uniche, scandi- scono il tempo del loro amore, come dei rintocchi, e ne descrivono la bellezza, nel- la fragilità. Il fiore reciso ha una bellezza unica ed e’ simbolo di un amore che e’ destinato a finire come il protagonista di questa storia, che deciderá di terminare la sua vita. “Vorrei gridarti che ti adoro che ti venero che tu sei come il sangue che circola per il mio corpo, come il fosforo nel mio cervello, come la forza vitale che anima i miei muscoli […]” La storia di un uomo che aveva come estremo tentativo di aggrapparsi alla vita, deciso di trovare come unica luce e salvezza l’ amore per la sua amata, corteggiandola ogni giorno con una o più lettere fino a capire che ,anche dopo aver coronato il sogno d’amore con il tanto desiderato matrimonio e d aver generato dei figli, non aveva più appigli e ritornando a riflettere sulla sua condizione non ha saputo reggere alle difficoltà della sua condizione di salute mentale. Correspondence è dunque una “meta-narrazione”, così com’è stata definita dall’ar- tista stessa, che attraversa il tempo. De Rosa opera mettendo insieme passato e presente, materiale recuperato con materiale appena prodotto e li mescola tra di loro. L’artista dà così alla luce una narrazione nuova, che parte da un racconto indi- viduale, per sfociare in uno collettivo. Essa aiuta a riflettere su una condizione psi- cologica specifica e tanto difficile da individuare e curare quanto da riprodurre in immagini in un momento storico in cui addirittura i tanto utilizzati social media mil- lantano di poter diagnosticare questo male nei suoi tutenti.. Questo progetto può essere anche inteso in maniera più ampia, come uno dei ca- pitoli di un libro dedicato al recupero di frammenti e alla ricostruzione di storie di uomini e donne che altrimenti andrebbero dimenticati. La ricerca di De Rosa è incentrata ormai da tempo sulla rappresentazione della memoria e della verità e sugli aspetti documentaristici e narrativi della fotografia. L’artista procede spesso facendo ricerche, volte a ricostruire la storia di persone sconosciute ed incontrate per caso. Per fare ciò recupera oggetti nei mercatini, par- la con possibili testimoni ancora in vita, scatta fotografie nei luoghi chiave della nar- razione. Dopo aver raccolto pazientemente tutti gli indizi e le tracce, De Rosa co- struisce delle riprese fotografiche di quanto è successo. È realtà e finzione allo stesso tempo: apparizione, rappresentazione e infine riscatto e recupero di storie e vite che altrimenti verrebbero perdute o dimenticate. Fotografare, in questo caso, non significa riprodurre la realtà, ma donare un’immagine a ciò che non è mai stato immortalato, né documentato. ENG Correspondence is the narration of a love from the beginning of the last century that has not been able to continue over time due to a illnes that in the eyes of those who do not suffer from it can be invisible: depression. To rebuild the story the artist used heterogeneous material, belonging to different times: a love correspondence -as reminds the title- found intact in an antiques market and dated 1904-1920; a series of photographs found and restored by the artist and accidentally belonging to the same period of the correspondence and, finally, some contemporary photographs, shot by De Rosa herself, which add de- tails and a new point of view to the narration. Images of cut and withered roses, portrayed in different and unique positions, mark the time of their love, like strokes, and describe their beauty, in their fragility. The cut flower has a unique beauty and is a symbol of a love that is destined to end as the protagonist of this story that will decide to end his life. “I would proclaim that I adore and venerate you, that you are as the blood that runs through my veins, the phosphorus in my brain, the force that moves my muscles […] ” The story of a man who had as an extreme attempt to cling to life, decided to find love for his beloved as the only light and salvation, courting her every day with one or more letters until he understood that even after having crowned his dream of love with the much desired marriage and having generated children, he no longer had holds and returning to reflect on his condition he was unable to cope with the difficulties of his mental health condition. Therefore Correspondence is a meta-narration, as it has been defined by the artist herself, which crosses the time. De Rosa works by bringing together past and pre- sent, recovered and newly produced material and mixed them together. Actually the artist gives birth to a new narration, that talks about an individual story, which also describes a psychological condition. It helps to reflect on a specific psychological condition and as difficult to identify and cure as to reproduce in images in a historical moment in which even the much used social media claim to be able to diagnose this disease in its users. This project can also be understood more broadly, as one of the chapters of a book dedicated to the recovery of fragments and the reconstruction of stories of men and women that would otherwise be forgotten. For some time De Rosa’s research has focused on the representation of memory and truth and on the documentary and narrative aspects of photography. The artist often proceeds by doing research, aimed at reconstructing the story of unknown people met by chance. To do this he retrieves objects in the markets, speaks with possible witnesses still alive, takes photographs in the key places of the narration. After patiently collecting all the clues and traces, De Rosa builds photographic sho- ts of what happened. It is reality and fiction at the same time: appearance, repre- sentation and finally redemption and recovery of stories and lives that would other- wise be lost or forgotten. In this case, photographing does not mean reproducing reality, but giving an image to what has never been immortalized or documented.